venerdì 9 febbraio 2018

LEGIONE CARABINIERI SARDEGNA Comando Provinciale di Sassari






OLBIA: INDAGINE “BENEFATTORE”. UN ARRESTO DEI CARABINIERI PER USURA, ESTORSIONE E TENTATA ESTORSIONE

Nel corso della mattinata i Carabinieri del Reparto Territoriale di Olbia, con la collaborazione del Reparto Operativo di Sassari, della Compagnia di Bono, del Comando Provinciale di Nuoro e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sardegna, in esecuzione di un’ordinanza applicativa della misura cautelare coercitiva degli arresti domiciliari emessa dal GIP presso il Tribunale di Nuoro, su richiesta della Procura della Repubblica di Nuoro, hanno arrestato Salvatore Canu, un pregiudicato 61enne di Olbia, operaio forestale in pensione, perché responsabile dei reati di usura, estorsione e tentata estorsione aggravate, commessi in provincia di Nuoro.
L’indagine, condotta dal mese di dicembre 2016 ad oggi dal Reparto Territoriale dei Carabinieri Olbia, ha consentito di documentare le estorsioni e i tentativi di estorsione perpetrati dal destinatario della misura nella provincia di Nuoro ai danni di un imprenditore edile (attivo anche nella produzione di calcestruzzi) e dei titolari di una panetteria e di una pescheria, abusando del loro stato di dissesto economico, oltre a fare luce su un episodio di usura ai danni di un gioielliere, al quale sono stati imposti tassi usurari compresi tra il 48% ed il 69%.
Gli investigatori hanno delineato le ripetute condotte criminali tenute dall’indagato per ottenere la riconsegna del denaro, anche con gravi minacce di ritorsioni fisiche nei confronti delle vittime ed hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza sul conto dell’indagato in merito a due danneggiamenti perpetrati mediante l’incendio di una pescheria e di un’autovettura a Nuoro, rispettivamente la notte del 1° marzo 2016 e il 22 dicembre 2016.
Nel mettere in atto il proprio disegno criminale, il Canu ha sempre riferito alle vittime che, a sua volta, lui era solo il portavoce di terze persone che sarebbero state i veri finanziatori, ma l’attività ha dimostrato, di volta in volta, che si trattava di persone estranee alla vicenda e che il vero attore fosse proprio l’indagato di oggi. In tutte le ipotesi contestate, le minacce del Canu non si sono limitate a fare presagire l’intervento di fantomatici terzi, ma fanno riferimento a concreti episodi di natura intimidatoria già avvenuti in passato dei quali gli odierni debitori sono stati vittima (episodi il cui contenuto non viene esplicitato dal Canu, ma che viene immediatamente compreso dall’interlocutore, persona offesa) e dei quali si minaccia la reiterazione.
Sono rappresentative in questo senso, le frasi pronunciate da Canu nei confronti del proprietario della pescheria di Nuoro, il quale, avendo manifestato allo strozzino l’impossibilità di onorare il debito, viene ammonito del pericolo che sta correndo: “…ma ti rendi conto di cosa stai parlando, ma hai visto cosa ti ha fatto Giovanni per tremila e cinquecento euro!?” e quelle pronunciate dall’indagato nei confronti della anziana madre di un imprenditore edile nuorese in merito all’irreperibilità del figlio:
Canu: “…vedrà che già risponde... quando sentirà la tegola... la comprenderà cosa è  la tegola!
Madre della vittima: “…eh già glielo dico io... già bastano quelle che sono scese di tegole…”.
A dimostrazione della pericolosità del soggetto, nel corso dell’indagine il Canu ha pianificato anche un attentato con l’utilizzo di esplosivo, non portato a termine, avendo cercato di procurarsi un chilo e mezzo di esplosivo da cava con l’intento di fare esplodere un’abitazione di proprietà di un avvocato, nel tentativo di indurlo a sostenere le proprie ragioni in una contesa ereditaria familiare.
In particolare, in una conversazione emerge l’intento dell’indagato di dare una lezione ad un avvocato del Foro di Nuoro ed alla sua famiglia, persone, queste ultime, risultate coinvolte in una diatriba familiare per questioni ereditarie. Considerato che Canu è risultato essere molto legato ad uno dei fratelli impegnato nella contesa, si è schierato apertamente, cercando vanamente di interagire tra le parti per risolvere la questione, tanto che nel corso delle indagini è emerso che avesse già cercato vanamente una persona di Bono (SS) con la quale avrebbe voluto porre in essere almeno parte dei disegni criminosi, consistenti nell’incendio di due autovetture (una Bravo ed una Volkswagen) ed un piccolo trattore, da compiere in Baronia.
Nonostante sia stata trovata una parte dei registri contabili con le tracce delle somme cedute, dovute e riscosse dalle diverse vittime di usura, i danneggiamenti, soprattutto incendiari di autovetture nelle province di Sassari e Nuoro sono frequenti. Benché solo una parte di essi sia riconducibile alla responsabilità del Canu, è importante che giunga alle vittime un messaggio positivo di presenza e di vicinanza delle Istituzioni affinché più episodi simili possano essere portati alla luce.

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