domenica 26 febbraio 2017

RICEVIAMO E PUIBBLICHIAMO



ANDREA ROTTAIllustrissimi, caro Sindaco e Consiglieri tutti, e pubblico presente in sala,
do per scontato che tutta l’isola sappia delle mie dimissioni e che al mio posto subentrerà Mauro Bittu. Pertanto non voglio annoiarvi e non entrerò nel merito dei pregiudizi o presunte certezze maturate sulla mia scelta. La politica insegna, almeno così mi dicono gli esperti, che queste dimissioni di fatto mi “bruciano”. Non essendo del mestiere, qualora fosse, mi piegherò quindi alle regole del gioco. Ma non è mai stata una mia preoccupazione.
Quando mi sono candidato a Sindaco sapevo che avevo bassisime possibilità di vincere: avevo ricevuto in dote un’eredità scomoda – quella della vecchia amministrazione – e 40 giorni di campagna elettorale non potevano permettermi di giocare ad armi pari contro tre candidati a sindaco molto presenti nella realtà locale e partiti con un lungo vantaggio nei miei confronti.
Ma, come dissi allora, mi candidai “per fare la differenza”, e nel mio modo di pensare questa si poteva fare solo con un’umiltà e un lavoro che vanno aldilà delle “assenze /presenze” in questo consiglio. Per me e per la lista che mi ha sostenuto questo si poteva fare attraverso una crescita intrusiva e intelligente rafforzando le intese su cui si è sempre retta l’economia isolana: il rapporto Stato-Regione. Certo questo si è evoluto negli anni nel bene o nel male ma i tempi cambiano e sta nell’abilità di chi amministra leggere i tempi in cui viviamo.
Una cosa però è certa: L’EVOLUZIONE, A QUALSIASI LIVELLO, NON TORNA MAI INDIETRO MA GUARDA SEMPRE AVANTI. Pertanto chi pesca nel passato in politica può fare solo POPULISMO: niente e nessuno riporterà La Maddalena a essere la Piccola Parigi (anche perché la Grande Parigi si è evoluta e noi dovremmo agire ed “evolverci” di conseguenza). In uno dei suoi libri più illustri, L’anello di Re Salomone, L’etologo e zoologo Konrad Lorenz scriveva che “chi ha occhi per ammirare e contemplare la natura costui diventerà un naturalista”. Ho fatto mio questo pensiero e ho fatto dell’osservazione di questo arcipelago un valore aggiunto nei miei studi e nella mia professione.
Ma perché proteggere questo arcipelago? Siamo quello che siamo perché la magia dei nostri luoghi – che si presta a mille avventure e ricerche – ci rende “esseri speciali” che vivono in un contesto speciale. Per questo La Maddalena per me viene prima di tutto ed è così per ogni maddalenino. Quando vivi fuori quell’effetto patella ti attanaglia e di distrugge come fosse un amore perduto o non corrisposto. Questa è la forza che ci lega al territorio ma anche la nostra debolezza. La forza è nei luoghi che ci permettono di essere affascinanti e mai scontati nelle cose che facciamo e diciamo; questo diventa debolezza nel momento in cui il nostro essere speciali si trasforma nell’essere “ganzi” e testardi anche quando dovrebbe prevalere l’umiltà e la riflessione.
Per questo non riusciamo ad adottare nessuno strumento di pianificazione e non riusciamo a prendere decisioni condivise. L’elaborazione e attuazione del Piano del Parco e del Regolamento lo dimostra. Eppure oggi questo rappresenterebbe un rafforzamento del rapporto Stato- Regione. Non ci siamo riusciti e questa è la vera sconfitta per chi vuole fare la differenza e quindi il mio fallimento.
Il mio impegno in merito è stato massimo ma ho fallito.
Forse non avevo la forza politica per portare avanti questa pianificazione;
Forse mi sono inserito in un contesto già avviato da troppi anni e quindi logorato;

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